martedì, marzo 27

SENZA LE DOPPIE



Un gato
mezo mato
si è butato
sul leto
ma è cascato
di soto.
Tuto questo
ha fato
quel gato
mezo mato
ha fato
un boto
si è sbuciato
un ginochio
ci è spelato
un orechio
si è spacato
un ochio.


Questa filastrocca rodariana inventata da Maria Luisa Bigiaretti (qui il suo sito) è utile per una lezione sull'uso delle doppie sia nella scrittura sia nella lettura.
Mentre imbiancavo casa e ascoltavo Sufjan Stevens avevo mezzo neurone attivo e dunque pensavo. Pensavo a come impostare un discorso generale sulle doppie e fino a ora, e ho quasi terminato di dare la seconda mano di bianco, mi sono venute in mente soltanto idee sparse e destrutturate.
Ma c'è sempre una linea guida che non riesco a togliermi dalla testa: le parole hanno un'evoluzione dotta e una popolare. L'evoluzione dotta è artificiale: un signore, chissà quando, traducendo qualcosa dal latino, decide che fabula si traduce con fiaba ed ecco una nuova parola italiana (sul vocabolario si può cercare la data del primo documento scritto in cui è stato trovato un termine dotto). L'evoluzione popolare invece è naturale: a forza di dire fabula, ripetendolo, sbagliandolo, cambiandolo, stropicciandolo, il termine si trasforma senza troppi traumi in favola ed ecco la lingua italiana.
Non voglio scandalizzare nessuno con questa semplificazione, non sto parafrasando il Migliorini o il Serianni, non sto sbobinando una lezione del professor Erasmo Leso, sto solo introducendo uno dei tanti approcci possibili alla scrittura e alla lettura delle consonanti doppie in italiano.

Ai bambini, dopo aver fatto copiare la filastrocca del Gato mezo mato, ho detto che leggere senza doppie è una cosa strana, a volte addirittura difficile, e allora perché è così facile sbagliare a scrivere, perché è così difficile non fare errori nella scrittura?
In verità gli errori sull'uso delle doppie variano da regione a regione, variano in base alla pronuncia e al dialetto, ma questo è un discorso a parte.

Abbiamo fatto una gara perché a me piacciono le piccole competizioni buone che finiscono con le risate. Uno alla volta tutti hanno letto la filastrocca senza doppie, ma senza doppie proprio: se per sbaglio il lettore di turno pronunciava una consonante doppia doveva interrompere e far continuare un compagno. Quasi nessuno è riuscito a leggere la filastrocca per intero: è molto difficile pronunciare delle parole che abbiamo in mente, che hanno un significato e molto altro per noi, in modo diverso da come siamo abituati!



Questo è solo uno dei tanti modi possibili per togliere le mani dagli occhi sulle doppie, per capire perché ci sono e per provare a non sbagliare: quando si ha un dubbio su una parola uno dei metodi è provare a pronunciarla sia con la doppia sia senza e poi scegliere di scrivere la versione che ci suona meglio. E sperare che non sia un termine dialettale o storpiato dall'accento regionale. 


Infine: se c'è un illustratore in giro che non ha niente da fare, a me serve un corso di disegno non-scrauso alla lavagna. Urgente.

3 commenti:

  1. Ma che bello! Non vedo l'ora di far leggere la filastrocca senza doppie a Nico. So già che riderà come un matto! E magari gli rimarrà in mente quando si ritroverà a scegliere tra doppia sì e doppia no.
    P.s. Cmq ieri ha preso un 'bravissimo' nel dettato sbagliando solo tre doppie ;)
    m.

    RispondiElimina
  2. Se può valere qualcosa aggiungi anche un BravissimobyMaestraAlessandra! Registramelo quando legge e magari prendilo in giro anche un po' per me quando le pronuncerà giuste (cioè con la doppia), anziché sbagliate. In classe ci siamo fatti una cifra di risate quando qualcuno non riusciva a "sbagliare"!!

    RispondiElimina
  3. che bella idea! spero di ricordarla quando sarà il momento della schiaffina.

    RispondiElimina