giovedì, agosto 15

La strada verso la semplicità#1/S-BOTTLE

Sto per scrivere un post che a molti apparirà contraddittorio. 
Il fatto è che per me la strada verso la semplicità non è semplice come per molti. C'è chi nasce con la dote della "razionalizzazione" (forma evoluta ed estetica dell'"organizzazione"), chi invece la coltiva. Io sono costretta a coltivarla e non sempre riesco a ottenere risultati. 
Come dico sempre ai miei alunni, "l'ordine fuori è ordine dentro": un quaderno curato, un banco pulito dagli oggetti inutili, un astuccio in ordine, uno zaino essenziale aiutano a mettere in ordine anche le idee!
Perciò la strada verso la semplicità spesso comporta complicate operazioni preventive, per questo può sembrare un concetto contraddittorio.
Così mentre vado cercando oggetti interessanti per l'avventura nanozzica, sono attratta, affascinata, direi rapita dal design nordico (spesso olandese) di certi oggetti che di semplice hanno solo le linee essenziali del prodotto finale perché in realtà partono da uno studio complesso dei fenomeni pappa, nanne, gioco.

Premetto che non ho alcuna esperienza in questo campo e che di sicuro le mie colleghe già nanozzizzate avranno da segnalarmi falle e gap di tutto ciò che sto scovando nell'ultimo periodo, però l'avventura nanozzica è unica, e io me la vorrei vivere come tale pur godendo di tutti gli utilissimi consigli che mi arrivano dalle mie validissime fonti.

Oggi sono incappata in un sito olandese, difrax.com, e ho scovato questo biberon (S-bottle) dal design studiato a forma di S e con una valvola inferiore che impedisce il vuoto affinché il bambino succhi meno aria, aiutando prevenire le coliche. Il prezzo è accessibile (circa 8euro), peccato che il fichissimo tiralatte a cui è possibile agganciarlo costi una follia (BtoB breast pump).


giovedì, luglio 25

DI IKEA E DELLE CASE IN FIERI

Ikea mi piace quanto il total-Ikea di certe case mi lascia perplessa. Come per ogni cosa, con qualunquismo e viltà devo ammettere che amo la contaminazione.
Qualunquismo perché la contaminazione piace a un mucchio di gente e va di moda parlarne e adottarla ed è pure una scelta molto comoda. Viltà proprio perché è una scelta molto comoda e spesso l'unica alternativa per chi non può permettersi di comprare tutto in blocco, cosa che mi spaventerebbe moltissimo dato che mi ci vuole sempre un po' per capire cosa mi piace sul serio, cosa mi servirà in fatto di arredamento e cosa invece mi starà inutilmente tra i piedi, cosa irriterà a morte Coinquilino e cosa piacerà troppo a Mio da rendergli irresistibile la grattata di unghie quotidiana.

Di sicuro odio le scarpiere. Intendo quei mobili adibiti a scarpiera che stanno al reparto scarpiere e che possono contenere al massimo 12 paia di scarpe (fantascienza!). E nemmeno le cosiddette "console" su cui appoggiare la televisione mi convincono, mi chiedo perché la gente abbia bisogno di farsi dire "scarpiera" e "console" per avere la benedizione e poterle rispettivamente riempire di scarpe o sotterrarle con tv, lettore dvd e decoder.

Così al posto delle scarpiere dopo mille discussioni sul mio inutile anticonformismo semantico e sulla semantica borghese di Coinquilino abbiamo preso questi cosi bianchi (1) e li abbiamo usati come scarpiere.
Ora che il catalogo Ikea-USA riporta la versione color legno (1), dato che io vado matta per l'abbinamento bianco-legno, sono certa che riuscirò ad esasperare abbastanza qualcuno per prendere altre scarpiere/console e risolvere, sempre e comunque temporaneamente, il problema delle mie scarpe sempre in disordine.

Finalmente Ikea mi ha fatto la scala che volevo! Ci voleva tanto? (4) Se poi non sarà disponibile in Italia consideratemi finita come Didone o Ermengarda che si sono prese a male per motivi altrettanto fondamentali.

Ora, se potessi fiondare quei quattrocento mobiletti sbilenchi che nemmeno ci servono di cui è pieno il nostro bagno (dotato di antibagno nonché di parete-smerigliata e maioliche abbinate al copritazza, cose che dovrebbero far diminuire l'affitto che paghiamo, come minimo), ci metterei semplicemente quella credenza bianca (2) e, a proposito di bianco, troverei volentieri un posto in salotto o nel nostro spazioso ingresso (altro ambiente che merita un bah) per questa poltrona (3) che in effetti è da tempo un evergreen di Ikea.

Tra le cose che mi rendono isterica di questa casa, e non solo me, dato che anche Coinquilino non trova pace e comodità, c'è il divano, tanto elegante quanto inutile, che ci è toccato in sorte. Che, tra le altre cose, è beige, uno di quei colori inutili che io aborro.
Molti sanno che il nostro sogno è avere un Manstad (ora pare si chiami Friheten e nel cambio di nome ci ha guadagnato il fatto di essere sfoderabile) sempre aperto su cui fare la muffa insieme a Mio, l'iPad, qualche tastiera e qualche copia di Vanity Fair, ma anche questo spettacolare divano (5) non sarebbe davvero male!
E per rimanere in una palette (come dicono quelli che hanno i blog di interior design) che mi piace ora più che mai (scampato il rosa e le mollettine di Hello Kitty), anche a costo di sembrare stucchevole nell'abbinamento estremo, metterei nel carrello anche queste (6) tende (potrei usare quelle della stessa tonalità nella vecchia camera di Coinquilino, non mi schifo mai davanti al riciclo data la mia alta moralità riciclica, tuttavia sono cangianti! Una roba che inibirebbe anche la persona più riciclica e tollerante!).
E infine perché non prendere e trovare a forza un angolo per questo mobiletto delizioso (7) e pressoché inutile?


Infine ecco due oggetti che schiafferei in camera: il primo (11) è questa panca/tavolino ai piedi del letto, un luogo dove nasce sempre l'esigenza di appoggiare qualcosa, tranne in casi di soggetti così ordinati ma così ordinati da non sapere che cos'è un vestito lanciato sul letto e abbandonato là per giorni. Mi piacciono questi mobili passepartout, come appunto questa panchetta (ovviamente bianca), perché si può prestare a usi diversi, in stanze diverse, in contesti diversi (magari in giardino o sul terrazzo).
E poi ecco quel mobile-separé (12) che ci serve per dividere in due la nostra enorme camera da letto (che senso ha, mi chiedo, avere un'enorme stanza in cui dormire? Non si può dare quei due metri in più ad ambienti più sociali?). Speriamo che lo abbiano anche in Italia, così ne compro due, li affianco, dipingo di vari colori l'interno di alcuni scaffali aperti e passa la paura!

UPDATE: ho trovato e inserito i link italiani di tutto… tranne che della scala, maledizione! Preparate il ferro, il noto talamo e la pira.

martedì, luglio 16

nestasnest

Ho controllato, almeno da una settimana nessuno scrive "alessandradelbono" su google e arriva qui.
Ci arriva scrivendo altre cose. Come "diario postumo", dato che ho parlato in un post di questa raccolta di Montale, oppure "bancali", e arriva al post più letto della storia di questo blog. Mi piace che qualcuno arrivi qui cercando qualcosa e non qualcuno. Anche se ovviamente la ricerca di Domizia (con secondo nome e cognome) non si è arrestata nemmeno negli ultimi giorni.
Che sia finito il tempo di farsi gli affari miei?
Non importa, perché questo spazio riprenderà vita comunque, sperando di essere sempre più interessante per chi cerca qualcosa e sempre meno soddisfacente per chi cerca qualcuno.

A proposito, secondo voi la lana cotta è poco igienica?



domenica, marzo 24

FARFALLE IN UN LAZZARETTO

Ieri ho finito di leggere un libro davvero cazzuto.
Cazzuto va inteso nel suo significato, per quanto di derivazione un po' scurrile,  di "cosa con gli attributi".

Per questo sono tornata a scrivere nel mio spazio pubblico che tutti possono leggere.

Il libro in questione è Farfalle in un lazzaretto. L'ha scritto Camilla Ronzullo, una ragazza di Milano che conosco da pochissimi anni e solo attraverso il suo blog che senza rifletterci troppo posso definire nella top5 dei miei preferiti. 
Io credo nelle affinità elettive, i miei amici Jacopo e Leo possono confermarlo perché me lo hanno insegnato loro. Le affinità elettive sono assolutamente imprevedibili e slegate da qualsiasi categoria di rapporto umano, sono una cosa a sé. 
Le persone con cui posso dire di avere un'affinità elettiva sono davvero pochissime e sono anche costretta a dire che sono ancora più poche se considero il fatto che l'affintà elettiva è reciproca o non è (quella del non-essere-se è questione filosofica che sembra banale e invece è stracomplicata).

In ogni modo quello che mi ha legata a Camilla è proprio un'affinità elettiva e quindi la mia opinione sul suo libro è di certo sporcata dal pregiudizio positivo ma allo stesso tempo, prima di leggerlo, ero molto in ansia per tutte le aspettative che avevo in lei perciò mi ero preparata al peggio per non soffrire nemmeno un poco. Avevo il terrore che non mi piacesse, credevo che ci avrei trovato una contraddizione con l'idea che mi ero fatta di lei leggendola quasi ogni giorno da molto tempo. Insomma ero pronta a una smutandata da cui potevo uscire con un'idea completamente diversa.

E invece no, Farfalle in un lazzaretto è l'ennesima conferma che Camilla è, come immaginavo, un'eccellente scrittrice oltre che una donna meravigliosa, una donna meravigliosa oltre che un'eccellente scrittrice.
Vorrei citare Pirandello per non fare la figura di quella che non ce l'ha visto dentro, vorrei citare Vittorini per tirarmela, vorrei dire che è una delle poche scrittrici donne dei nostri giorni che ho letto che non mi ha fatto venire il latte ai ginocchi. 
E leggendo ho pensato tante altre cose da dire, perciò per non pensare troppo alla sintassi, dato che sui blog non va poi neanche di moda, farò un elenco-streamofconsciousness.

Il personaggio di Cesare mi faceva ridere mentre leggevo. Il modo in cui è tratteggiato è meraviglioso, se insegnassi al liceo farei leggere il libro anche solo per fare una lezione sul ritratto scritto.
Ci sarebbe da copiare-incollare tutti i pezzi in cui compare e metterli uno di seguito all'altro:  dimostrerei ai miei studenti che per descrivere un personaggio non basta parlare direttamente di lui ma bisogna farlo parlare e agire e osservare dagli altri personaggi per disegnarlo in 3D. 

Il linguaggio di Camilla se avesse un colore sarebbe trasparente e se fosse una parola sarebbe "diacronico". 
Trasparente perché non ha dietrologie, non punta a ostentare se stesso o un qualcosa e questo sottovalutatissimo saper usare la lingua come uno strumento per raccontare produce l'effetto di entrare in un quadro. Intendo che quando leggo un libro scritto in un italiano normale e perfetto mi sento come i due bambini protagonisti del film Mary Poppins nel momento in cui saltano nel quadro disegnato per terra col gesso dallo spazzacamino.
Diacronico perché prende un po' in ogni dove letterario e senza fanatisimi usa anche espressioni attualissime tradendo una cultura trasversale ma organizzata, non un pastrocchio mentale indistinto. Il nostro amico pedagogista Werner direbbe che Camilla ha superato la fase dell'indifferenziazione psichica e quindi è normale, invece io penso che in chi lavora con le parole sia una dote rara.

Le digressioni sono fatte a regola d'arte. Voglio solo dire che sono uscita da ogni digressione e quindi tornata, nella lettura, sul binario della trama, pensando con ammirazione alla capacità di Camilla di gestire le proporzioni nel suo libro. La durata di ogni digressione era giusta, né troppo lunga né troppo breve, mi rimetteva sul filo dei fatti che stavano accadendo proprio quando mi veniva voglia di tornarci. Anche con questa roba ci farei una lezione, magari per spiegare al rapporto che hanno, sulla linea del tempo, l'imperfetto indicativo e il passato prossimo per esempio: è lo stesso rapporto che ci dovrebbe essere tra digressioni e avanzamento della trama in in un romanzo.

La realtà e la fantasia in Farfalle sono intrecciate benissimo e non superano mai il limite del surreale, ma questa è solo una questione di gusto personale dovuto al fatto che, di base, io sono una persona abbastanza pratica.

Siccome ho visto sui social che in molti hanno sottolineato dei pezzi di Farfalle in un lazzaretto, mi sono fatta suggestionare e una volta l'ho fatto anche io. In realtà ho smesso di sottolineare i libri solo pochi anni fa quando sono capitata su un pezzo di una lettera in cui Umberto Boccioni diceva con sarcasmo che l'abitudine della Aleramo di aggiungere le sue "postille e i segni vicino ai periodi sublimi" gli "dava le convulsioni", anche se poi ho scoperto che anche Boccioni quando s'innamorò diventò un po' rammollito e quindi non mi vergogno più della mia indole sottolineatrice, dato che m'innamoro di libri di continuo.
Ho sottolineato una frase, a pagina 96, che è il manifesto di quello che io vedo in Camilla e nel suo libro e che trascrivo per chiudere questo lungo e delirante post. Non leggettevi la morale, in questa citazione di Farfalle: siamo nel territorio dell'etica che al contrario della morale è sempre sottointesa, quando c'è.

Il modo conta. Sì, il modo conta proprio… 
L'intenzione per me vale quasi quanto più del risultato. Questo genere di approccio alle cose non dà soluzioni, è vero, ma allena alla ricerca del sorriso nel piccolo.

venerdì, dicembre 14

DECORAZIONI DI NATALE - STORIA DI UNA DOVUTA RIPRESA

Questo Natale sarà diverso dagli altri perché quest'anno ho imparato tante cose nuove.
Per fortuna chi mi conosce sa che la creatività scrausa è una delle mie prerogative, altrimenti potrei sembrare una pazza depressa che per tenersi attiva costruisce librerie, rami appendiabiti e decorazioni natalizie.
Di certo ho capito che sono molto più sensibile di quanto immaginassi e che nella vita amo circondarmi di persone gentili, e dolci, e sorridenti, e sincere.
Di certo ho capito che vivere in questa città è un continuo corso di sopravvivenza.
Di certo mi sono resa conto che la mia deriva emotiva è andata di pari passo alla mia deriva umile, com'è giusto, e ora devo fare un po' di equilibrio tra le due cose o comprarmi uno di quei terribili Oscar Mondadori con titoli che inneggiano alla lotta contro l'insicurezza.

Avrò molto tempo a disposizione, perciò sarò di nuovo spesso qui, e ho in mente cose meno frivole.
Nel frattempo ho fatto l'albero di Natale, un miscuglio adattato di tutti questi trovati su Pinterest, archivio virtuale che credo porterebbe ispirazione anche al soggetto più apatico.

Buone feste! Sarà un Natale bellissimo: io vado a casa con il treno e non vedo l'ora di sedermi accanto al finestrino e lavorare a maglia guardando telefilm pessimi sul computer per almeno tre ore.




per fare queste decorazioni basta avere dei fogli di carta bianca, cercare un sito qualsiasi di origami, fare una mela cotta con la marmellata e sedersi intorno al tavolo con qualche amico.



Questo è il mio preferito perché stato sbiancato con la vernice spray ma è quello peggiore da montare: serve bucare il muro una o due volte per ogni ramo.


Qualsiasi falegname ha dei pezzi di scarto, sia di compensato sia di altro tipo e per montarli insieme basta una sparapunti. L'albero sopra è stato dipinto con il primer e la vernice-lavagna.





Questa decorazione è perfetta da mettere sulla porta di casa e si può dipingere la stampella con la vernice spray dello stesso colore delle palline.